Tumore del collo dell’utero: Pap test o ricerca del DNA del Papilloma virus?

Tumore del collo dell’utero: Pap test o ricerca del DNA del Papilloma virus?

Negli ultimi decenni l'incidenza del tumore del collo dell'utero si è progressivamente ridotta (-80%) nelle donne italiane grazie anche alla esecuzione del Pap test, un esame che consente di individuare eventuali lesioni precancerose (CIN1,CIN2,CIN3) e di intervenire molto prima che queste evolvano in tumore. Il Pap test è quindi, ancora oggi, il metodo di prevenzione oncologica ideale in quanto semplice, economico ed efficace. L'effettuazione del Pap test rappresenta, nella maggior parte dei casi, una conferma del buono stato di salute; qualora siano presenti alterazioni tumorali iniziali del collo uterino, anche in assenza di sintomi, il Pap test permette un precoce riconoscimento, una conseguente attuazione di una cura efficace e rispettosa dell'integrità anatomica e funzionale occupando così un posto di notevole rilievo anche nella diagnostica neoplastica.

Il prelievo citologico per l’esecuzione di questa analisi, eseguito dal ginecologo o da una ostetrica, viene effettuato a due livelli della cervice uterina: esocervice ed endocervice. Il materiale così ottenuto viene strisciato su un vetrino, fissato, colorato ed osservato al microscopio ottico. Il progresso della ricerca in campo delle neoplasie ha ampiamente dimostrato, con studi epidemiologici supportati da tecnologie molecolari, il ruolo causale dell’infezione persistente da Human Papilloma Virus (HPV) ad alto potere oncogeno nell’insorgenza del carcinoma della cervice uterina. La bassa incidenza di lesioni cervicali rispetto alla elevata frequenza di infezioni da HPV suggerisce però che l’infezione da HPV è un causa necessaria ma non sufficiente. La maggior parte delle infezioni sono transitorie e si risolvono spontaneamente (80%). Nel 15-20% dei casi le infezioni persistono dando luogo a lesioni di vario grado. Solo l’1% di queste progredisce negli anni nel carcinoma invasivo della cervice uterina, per il quale si contano in Italia 1700 decessi l’anno. Uno studio italiano, pubblicato sulla rivista Lancet Oncology e condotto su un’ampia popolazione femminile, evidenzia che l’esame del DNA del Papillomavirus (HPV) è più efficace nella prevenzione dei tumori del collo dell’utero rispetto al classico Pap test, in quanto risulta più sensibile.
Il test HPV trova infatti più lesioni pre-cancerose rispetto al tradizionale Pap-test ma dà più falsi positivi in quanto molte delle infezioni si risolvono spontaneamente, risultando quindi meno specifico rispetto all’esame citologico. Ma allora, come scegliere fra Pap test o ricerca del DNA del Papilloma virus? Numerosi studi hanno evidenziato che la prevenzione verso il tumore del collo dell’utero dovrebbe essere fatta con il test HPV solo nelle over 35, perché si riescono a diagnosticare più lesioni del collo dell’utero (causate dall’HPV) e in epoca più precoce, rispetto al Pap test.
Nelle donne under 35 resta valida l’indicazione alla esecuzione del Pap-test, poiché l’HPV testing a questa età individua molte infezioni che regrediscono spontaneamente nel tempo senza dare lesioni. Anche le donne che si sottopongono a vaccinazione contro questo virus non devono interrompere i controlli di prevenzione in quanto il vaccino non copre tutti i genotipi di HPV ad alto rischio oncogeno e perché non sono ancora noti dati sulla copertura dello stesso a lungo termine.

A cura della Dott.ssa E. Bartoccini del Centro Ricerche Analisi Biochimico Specialistiche CRABioN